Nell’era dell’AI, avere visibilità non significa avere impatto. Se il brand non ha una solida reputazione digitale, rischia di sparire dai risultati di ricerca generativa (AI Overview di Google, ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot). Le metriche storiche delle PR – numero di articoli, impression potenziali, AVE – non bastano più. Servono metriche AI-ready: frequenza con cui il brand appare nelle risposte AI (AI-generated mentions), riconoscimento E-E-A-T, crescita del branded search volume, engagement autentico. E il modello P.E.S.O. va aggiornato perché ciascun pilastro – Paid, Earned, Shared, Owned – ora ha l’AI come pubblico aggiuntivo che decide chi viene citato.
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Seleziono gli eventi, le notizie e le novità dal mondo della comunicazione e del marketing.
Quando il CEO diventa media: la nuova frontiera della reputation leadership
Alcuni CEO, soprattutto nel tech statunitense, stanno smettendo di essere solo fonti di dichiarazioni e iniziano a progettare gli spazi della conversazione pubblica: moderano tavoli, ospitano roundtable, costruiscono format editoriali. È il passaggio dal CEO-testimone al CEO-regista. La reputazione si gioca sempre meno sulla singola dichiarazione e sempre più sulla capacità di costruire contesti credibili e mantenerli nel tempo.
Relazioni pubbliche e intelligenza artificiale: perché le PR sono la nuova SEO
Nell’era dell’intelligenza artificiale, la visibilità online non dipende più soltanto dalla SEO tecnica, ma dalla capacità di essere riconosciuti come fonti autorevoli. Le AI generative (Google AI Overview, ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot) selezionano, sintetizzano e citano contenuti provenienti da soggetti credibili. Le relazioni pubbliche (PR) sono oggi la leva strategica per costruire quella credibilità: non sostituiscono la SEO, ma ne diventano il completamento necessario.
Comunicazione d’impatto: cos’è e come costruire una strategia PR efficace
La comunicazione d’impatto non è velocità, è strategia. In un ecosistema saturo, dove le notizie corrono e la disinformazione le supera, dimostrare il valore delle PR significa lavorare su 5 mosse: anticipare e posizionarsi, controllare il messaggio, reagire con agilità grazie a framework pre-approvati, usare i dati per misurare fiducia e reputazione, contrastare la disinformazione con fatti verificati. Essere presenti non basta più: serve essere rilevanti.
Relazioni pubbliche e comunicazione media: perché la governance è il vero problema
La governance della comunicazione è l’insieme di decisioni strategiche che trasformano attività isolate (post, comunicati, eventi, campagne) in un sistema coerente. Nell’era delle AI generative (Google AI Overview, ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot) è il vero fattore competitivo, perché questi sistemi premiano la coerenza nel tempo e l’autorevolezza della fonte molto più della quantità di output. Le PR diventano quindi una funzione di governo, non una lista di task.
ESG: meglio tacere o esagerare? Come comunicare la sostenibilità senza scivolare nell’overkill
L’ESG Identity Corporate Index 2025 di Etica Group conferma che la sostenibilità è ormai questione di reputazione, non solo di policy. Ma la comunicazione ESG si muove tra due estremi rischiosi: chi tace pur facendo bene e chi esagera con il #SustainabilityOverkill. L’equilibrio si trova allineando dati, narrativa e visione strategica, con discrezione e trasparenza.
PR e funnel di vendita: quanto incidono le Relazioni Pubbliche sulla conversione (FunnelPR)
Le PR incidono sul funnel di vendita molto più di quanto si pensi: scaldano il lead, costruiscono reputazione e accompagnano l’utente da consapevolezza ad acquisto. Nel marketing narrativo (FunnelPR) le Relazioni Pubbliche orchestrano un mix bilanciato di media Paid, Earned, Shared e Owned (modello P.E.S.O.) per generare lead qualificati, soprattutto nel B2B.
Governare la comunicazione con il modello P.E.S.O.: dall’esecuzione alla leadership
Governare la comunicazione significa concepirla come sistema di decisione, non come lista di attività. Il modello P.E.S.O. (Paid, Earned, Shared, Owned), formalizzato da Gini Dietrich in Spin Sucks, va riletto come framework di governance: prima si decide quale risultato di business sostenere, quale decisione deve prendere lo stakeholder e quali contenuti meritano davvero di essere amplificati. Solo dopo si scelgono i canali. Quando ciascun pilastro lavora al proprio ruolo – Owned costruisce autorevolezza, Earned corrobora, Shared fa circolare prove, Paid accelera ciò che funziona – l’effetto moltiplicatore (1 × 2 × 3 × 4 = 24) sostituisce la somma di iniziative parallele.
Comunicazione di crisi: cosa dire (e cosa no) quando una crisi reputazionale esplode
Quando una crisi reputazionale esplode, le parole contano. La differenza tra una good response e una bad response si gioca su quattro ambiti: riconoscimento del problema, tono e scuse, chiarezza e aggiornamenti, valori e priorità dichiarate. Essere onesti, empatici e reattivi non è una scelta di stile: è una strategia di sopravvivenza. Una crisi gestita bene può perfino rafforzare la fiducia.
Comunicazione della sostenibilità: cos’è e come farla
La comunicazione della sostenibilità è la disciplina che traduce la strategia ESG di un’organizzazione in un sistema di relazione comprensibile, verificabile e credibile per tutti gli stakeholder, integrando reporting, narrazione editoriale, ascolto strutturato e posizionamento pubblico del vertice aziendale.
Come scrivere un bilancio di sostenibilità da Oscar: 5 errori da evitare e 5 best practice
Un bilancio di sostenibilità efficace non è solo un documento di rendicontazione: è un acceleratore di valore reputazionale e relazionale. I 5 errori più comuni sono mancanza di sintesi, sezioni troppo tecniche, design monotono, assenza di storytelling e scarso uso del digitale. Le 5 best practice: executive summary efficace, infografiche, storytelling, design moderno e strumenti digitali innovativi. Il principio guida: leggibilità ed efficacia narrativa fin dall’inizio, non a valle.
Quanto consuma l’AI e come renderla davvero sostenibile
L’intelligenza artificiale consuma energia e acqua come nessun’altra tecnologia digitale prima d’ora. Per Satya Nadella (Microsoft), l’AI deve dimostrare un’utilità sociale tangibile per giustificare il suo costo ambientale: è il principio della “licenza sociale ad operare”. Servono metriche obbligatorie (energia, acqua, watt per token), trasparenza, hardware efficienti, data center rinnovabili e accountability reale per evitare il cyber greenwashing.












